Spesso le diverse tradizioni religiose identificano con nomi diversi fenomeni analoghi. Per chi riesce a "vedere", questo dimostra sia che c'è una sapienza eterna, nascosta ma accessibile a chi la cerca, in tutte le fedi, sia che la grazia di Dio discende copiosa e indipendentemente dalla religione di appartenenza.
Buddhismo e cristianesimo
Dice Paul Knitter: “Il passaggio sul versante di Buddha mi ha permesso di concepire la divinità di Gesù come qualcosa a cui egli si risvegliò e a cui egli maturò tramite un processo di risveglio”. Quello che noi cristiani chiamiamo “salvezza” bisogna concepirla come il nostro personale “risveglio, cioè come la nostra scoperta della natura divina in qualità di figli di Dio”. Il fatto che noi chiamiamo Gesù “salvatore” significa che abbiamo sperimentato “la sua potenza come maestro e come rivelatore”. La “salvezza cristiana” è il “risveglio buddista”, cioè un “risveglio alla consapevolezza della nostra unione personale con Dio o comunione con lo Spirito Santo”. “La salvezza quindi non è una transazione che si svolge fuori di noi, ma una rinvigorente consapevolezza che esplode dal di dentro pervadendo poi tutto il nostro essere, significa prendere coscienza del rapporto non dualistico intercorrente tra lo Spirito e il nostro stesso io”.
I buddisti nel descrivere questa esperienza parlano di un “non-sé”. I cristiani la esprimono con la espressione di S. Paolo “essere in Cristo”. “Non sono più io che vivo ma Cristo vive in me” (Gal. 2,20).
Ancora, grazie a Mimma per la condivisione!
"Si dice che nel cielo di Indra esista una rete di perle disposta in modo tale che, osservandone una, si vedono tutte le altre riflesse in essa. Nello stesso modo, ogni oggetto nel mondo non è semplicemente se stesso ma contiene ogni altro oggetto e, in effetti, è ogni altra cosa."
Concept
L'idea alla base di questo blog è di segnalare le "perle" di saggezza che ci hanno lasciato i diversi saggi. Queste parole sono i riflessi dei concetti eterni, che essi hanno espresso per gli uomini, ognuno secondo la propria cultura di partenza, ma tutti indicando le stesse verità.
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lunedì 19 febbraio 2018
martedì 15 settembre 2015
La Filosofia Perenne
Introduzione al libro di Aldous Huxley
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| Copertina del libro |
Philosophia Perennis: la definizione fu coniata da Leibniz ma la cosa in sé è universale e al di fuori del tempo. È una metafisica che riconosce una Realtà divina consustanziale al mondo delle cose, delle vite e delle menti; è una psicologia che scopre nell'anima qualcosa di simile alla Realtà divina o addirittura di identico ad essa; è un’etica che assegna all'uomo come fine ultimo la conoscenza del Fondamento immanente e trascendente di tutto ciò che è. Si possono trovare rudimenti di questa Filosofia Perenne nelle dottrine tradizionali dei popoli primitivi in ogni regione del mondo, mentre nelle sue forme compiutamente sviluppate essa trova posto in ognuna delle religioni più elevate. Una versione di questo Massimo Comun Divisore di tutte le teologie che precedettero e seguirono fu affidata per la prima volta alla scrittura più di venticinque secoli fa, e da quell'epoca l’argomento, inesauribile, è stato trattato più volte, dal punto di vista di ogni tradizione religiosa e in tutte le principali lingue d’Asia e d’Europa. Nelle pagine che seguono, ho raccolto un certo numero di brani estratti da queste opere, scelti principalmente per il loro significato — essi illustravano infatti in modo efficace qualche punto particolare del sistema generale della Filosofia Perenne — ma anche per la loro memorabilità e bellezza intrinseche. Queste citazioni sono distribuite in vari capitoli e, per così dire, incastonate in un commento personale, inteso ad illustrare e a collegare, ad ampliare e, ove necessario, chiarire.
La conoscenza è una funzione dell'essere. Dove si dà un cambiamento nell'essere del soggetto conoscente, vi è cambiamento corrispondente nella natura e nella quantità delle conoscenze. Ad esempio, l'essere di un bambino si trasforma in quello di un uomo attraverso lo sviluppo e l'istruzione;
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